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Wednesday, 5 June 2013

la storia in una foto

Ieri Classic Driver ha pubblicato questa foto.

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Cosa vi dice questa foto? Chiedo. Chiedo a voi, perchè a me suggerisce tutto. A me suggerisce l'essenza vera della passione per le auto d'epoca, fa da testimone di tutto quanto un appassionato cerca quando si accosta al mondo delle quattro ruote storiche, che deve necessariamente portare con sè un messaggio, un riassunto straordinariamente efficace di storie di motori, di uomini, di pensieri, di pulsioni e di follie momentanee e durature.

L'auto in questione, gli appassionati l'avranno riconosciuta al primo sguardo, è non "una", ma LA Bugatti tipo 22 Brescia riaffiorata dalle acque del Lago Maggiore dopo 75 anni trascorsi in paziente attesa che qualcuno risolvesse l'atavica questione che affliggeva la sua storia di condannata apolide. 

Per comprendere il fascino dello scatto bisogna ripercorrere a grandi linee la vicenda che esso racchiude. La Bugatti Brescia fu acquistata da un architetto francese di origini polacche, Marco Schmuklerski, nel 1925 e consegnata a Nancy. Le vicende personali del proprietario lo portarono a vivere in Svizzera, dove restò qualche tempo senza preoccuparsi, o senza considerare, di dover pagare alcuna tassa di importazione sul proprio gioiello di ingegneria meccanica. Lasciata la Svizzera, l'architetto vendeva la Bugatti ad un nuovo proprietario Ticinese (altre fonti non parlano di questo passaggio di proprietà), il quale incredibilmente, nel 1937, stanco o, mi piace immaginare, ossessionato dalla persecuzione del fisco che lamentava ancora all'epoca il mancato pagamento del balzello, una notte (dico io), in preda agli incubi sugli esattori, non trovava altra alternativa se non consegnare il mezzo alla quite presumibilmente eterna delle acque del lago Maggiore, oltreconfine.

L'immagine della Bugatti nelle sue attuali condizioni mi porta ad immaginarlo guidare a fari spenti, la notte, in una vestaglia anni '30, e cercare il valico dove più facilmente avrebbe potuto trovare una guardia di confine sonnecchiante, o facilmente corruttibile. Me lo immagino dapprima pensoso, sulle rive periferiche del lago, e poi gongolante, fino a scoppiare in una risata fragorosa e liberatoria. Libero dal Fisco, libero dalla maledizione di una tassa che non poteva permettersi, o che trovava ingiusta.

O magari, insomma, sempre di un proprietario di Bugatti si trattava, giusto? beh allora eccolo, in doppio petto porpora, passare strombazzante il valico a testa alta, foulard al vento, baffo dritto e vispo, leggermente brizzolato. Eccolo chiedere a uomini di fiducia di compiere l'audace gesto, testimoniato da immagini che non condividerà mai con nessuno. Eccolo fiero davanti agli agenti del Fisco, con l'aria di sfida e di sprezzo per le autorità di chi poteva permettersi di privarsi di un gioiello solo per farsi beffe del prossimo, magari per una scommessa con altri svogliati amici aristocratici.

La storia dell'annegamento (come mi piace chiamarlo) è affascinante, ma non lo è forse anche il capitolo successivo? Tutti sapevano dell'accaduto. Tutti sapevano che la Bugatti del misfatto era sul fondo del lago. La gente in Paese ne parlava, sognava magari di avere le risorse per riportarla in vita, un giorno. E invece no. E' meraviglioso come la natura Italiana si sia sviluppata intorno a questa storia. OK, l'auto è sul fondo del lago: ma di chi è? E cosa ne facciamo quando ben la riportiamo in superficie? E, senti, non è che magari, poi, qualcuno chiede a me di pagare le tasse di esportazione? No, dai, lasciamola dov'è, qualcuno se ne prenderà cura. Geniale.

Una storia di denaro, di cavilli, di viaggi e di trasferimenti da un Paese all'altro, ancora di denaro, di difficoltà o forse disprezzo, di immobilismo e di gente sognante che guarda sul fondo del lago ed immagina gesta che un giorno, forse qualche Don Chisciotte si prenderà la briga di compiere.

Capisco dunque perchè il destino, e non solo il denaro, abbia deciso che a vincere la famosa asta di Bonhams che assegnato la Bugatti Brescia del Lago Maggiore sia stato un collezionista saggio, che l'ha conservata come la vediamo in questa meravigliosa foto. E' giusto così; questa è la vera natura di questo oggetto: non è più solo un'auto, ma un ricettacolo di storie, nobiltà, eleganza, ricordi, fallimenti e inganni, e spero resti tale per sempre.

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