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Tuesday, 3 January 2012

sotto il materasso, sui mercati o in una storica?

In tempo di crisi, si consolida il fenomeno dell'investimento in un'auto d'epoca, considerato sicuro rispetto alla volatilità dei mercati finanziari.Già il Telegraph ne parlava nel 2010, e molti siti di settore ritornano oggi sul punto. Classic Cars For Sale ha addirittura un digest settimanale che parla dei trend di vendita. Cominciano infine a proliferare i siti di concessionari che, cercando di ricavarsi una nicchia fra gli spietati concorrenti, si propongono come advisor piuttosto che come qualificati restauratori.

Alcune considerazioni su questo fenomeno sono condivisibili, qualche altra meno e altre, a parer mio, non sono state approfondite a sufficienza. Ecco i miei "two cents" sul punto, dalla prospettiva dell'appassionato.

Innanzitutto evitiamo le sentenze che considerano il mondo del collezionismo spacciato proprio in considerazione dell'afflusso nel mondo delle auto di capitali una volta investiti sui mercati finanziari o nell'arte. Non serve essere un esperto per capire che in realtà il mondo delle auto storiche e da collezione è destinato per sua stessa natura all'estinzione, a prescindere dalle future dinamiche di circolazione dei pezzi e del capitale.

Dagli anni '80, infatti, il mondo dell'auto vive sulla produzione di massa, sulla crescita e sulle economie di scala ed i maggiori produttori oggi sostengono che servano almeno 5 milioni di veicoli all'anno su scala globale per sostenere i costi d'impresa. Da qui, le inevitabili concentrazioni aziendali e la sparizione di attori non competitivi, vedi, da ultimo, Saab. Il mondo dell'auto d'epoca si è dunque fermato intorno agli anni 70, ed i collezionisti devono giocare con quanto presente sul piatto a quella data. Le auto successive raggiungeranno i 20 o i 30 anni necessari a diventare una storica, ma non saranno rare, non saranno altrettanto appetibili. Le serie limitate avranno il loro mercato, ma difficilmente lo stesso fascino.

Dunque la scarsità di risorse e lo stallo del mercato, che non puo' per sua stessa natura produrre nuovi pezzi destinati a diventare "da collezione", fanno il prezzo ed avvantaggiano in ultima istanza chi ha maggiore capacità di spesa. Ma stiamo davvero parlando degli investitori? La speculazione e la paura dei mercati è davvero un elemento chiave in questo mondo? A parer mio, no. Piuttosto, risulta fondamentale la diffusione di questa passione nella classe medio-alta, il proliferare di esercenti di settore (restauratori o presunti tali, commercianti professionali, noleggiatori, creatori di eventi) e la globalizzazione della domanda.

Il fenomeno della distrazione dai mercati di capitali investiti sulle auto d'epoca interessa primariamente chi gestisce i grandi patrimoni. Si tratta di chi partecipa alle aste di Bonhams, di RM e compagnia cantando. L'impato è minimo, a parer mio, sul mercato delle "medie", quelle auto, per intenderci, che viaggiano su una quotazione compresa nel ventaglio fra 25.000 e 50.000 Euro e che infatti vivono su valutazioni costanti.

Qualcuno potrebbe obbiettare che le valutazioni di auto tradizionalmente di successo, come la MGA, sono in realtà aumentate di circa il 20-25% in 5 anni (una spider si comprava con 18-20.000 Eur nel 2005, oggi non si compra con meno di 25), ma quasi nessuno considera gli inevitabili costi di manutenzione. Un'auto non è un quadro ed ha bisogno di cure, di costi annui, di interventi di restauro che diventano sempre piu' cari e sempre pi' insidiosi. Un restauro di una MGA, nazional-popolare anche in merito alla ampia disponibilità di ricambi, oggi puo' facilmente doppiare la boa del costo di acquisto; è altrettanto complesso individuare un restauratore, un carrozziere ed un meccanico competente, fra i mille "esperti" o presunti tali, che lavori su preventivi accettabili e che non vanifichi la spesa con la propria incompetenza; Se ci si affida a chi esperto e professionista affermato lo è davvero, e con merito (la cui opera - ben inteso - determina anche il consolidamento della valutazione dell'auto, come Borghi a Milano per le Inglesi), allora bisogna prepararsi a pagarli a tariffe orarie vicine a quelle di un medico. Il trend di crescita nelle valutazioni va dunque decisamente ridimensionato.

Sarà, invece, il mercato delle inarrivabili ad essere sempre piu' inaccessibile, ma chi non ha un patrimonio davvero ingente non ne faccia un cruccio: si tratta, in modo del tutto simile al passato, di un discorso riservato a pochi eletti. Forse gli unici a subirne le conseguenze saranno coloro che fino a 10 anni fa potevano aspirare all'acquisto di un pezzo pregiatissimo, del valore di qualche centinaio di milioni di Lire, ma ora dovranno rinunciare, stretti nella morsa di un mercato allargato alle tasche delle elite straniere. Un esempio? Prendiamo una Ferrari 275 GTB/2: circa 10 anni fa costava intorno ai 150.000 Euro, ora viaggia costantemente sopra il mezzo milione di Euro.

I nuovi investitori, dunque, allargano semplicemente la forbice, disegnando un solco sempre piu' profondo fra i sogni, che per molti diventeranno sempre piu' lontani, e la realtà. Annullano, di fatto, quella che potrebbe essere definita come la classe media, la borghesia delle auto storiche.

L'unico altro riverbero che noto è la lievitazione dei prezzi d'ingresso a questo mondo, che ha un impatto sulle piccole auto entry level. Dimenticatevi, o voi ch'entrate, di possedere una Rover Mini Cooper o una Fiat 500 per 1000 Euro: dovrete sborsarne almeno 5000 per evitare brutte sorprese. Anche qui, nessun dramma: c'è certamente piu' richiesta di piccole auto Inglesi e Italiane soprattutto all'estero, ma non è una questione legata agli investimenti, quanto alla globalizzazione della domanda ed alla scarsità dei pezzi in commercio, come già detto.

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